29 Marzo 2009
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donvitaliano in politica
Come è triste dire: “ve l’avevamo detto”!
“Non so come si combatterà la terza guerra mondiale, ma sono certo che la quarta si combatterà con le pietre e con le clave”, diceva Albert Einstein un po’ di decenni fa. Per fortuna ha avuto torto. Ma non c’è molto da esserne felice: quello che è successo è molto peggio. Forse le “pietre e le clave” sono rinviate alla quinta guerra mondiale. Nel giugno del 1997, fu pubblicato un testo del subcomandante Marcos dal titolo “La quarta guerra mondiale è cominciata” che, due anni prima di Seattle e quattro prima di Porto Alegre e Genova, contiene una lettura lucidissima della situazione del mondo che può molto aiutare a comprendere lo scenario di crisi economica mondiale nel quale ci troviamo a vivere.
È sconcertante rileggerlo e considerare quanto fosse stato “profeta” Marcos in quel testo di 12 anni fa. Dovrebbero leggerlo i ministri dell’Economia, i banchieri, i finanzieri, gli economisti e quanti avrebbero dovuto, se non altro per dovere d’ufficio, capire a cosa ci avrebbe condotto la globalizzazione neoliberista presentata come la soluzione a tutti i problemi economici mondiali; stranamente, quelli che non hanno saputo prevedere la crisi economica mondiale nella quale ci hanno invece trascinato, sono gli stessi che ora stanno proponendo le soluzioni e stanno gestendo i tentativi per uscirne: pensate a quali malaccorti “esperti” è affidato il futuro economico del mondo!
Mentre i cosiddetti esperti precipitavano il mondo nella crisi, gli indios del Chiapas prevedevano una “quarta” guerra mondiale combattuta a colpi di “bombe economiche e finanziarie”. C’è da chiedersi: ma se era chiaro agli indios relegati nella selva Lacandona chiapaneca, come mai banchieri ed economisti non ne avevano sentore? Escludendo che fossero tutti imbecilli, c’è da ipotizzare che forse è successo quello che anch’essi avevano previsto, ma che si erano guardati bene dal divulgare, perché a loro questa crisi forse conviene. E forse per questo si sono accaniti, sguinzagliando eserciti e servizi segreti, contro il cosiddetto Movimento no-global che, coinvolgendo una moltitudine sempre più vasta di persone in tutto il mondo, quelle “profezie” tentava di diffondere, mettendo in guardia l’opinione pubblica. Penso non sia superfluo ricordare che gli sbirri di tutto il mondo hanno avuto mano libera per reprimere e tentare di stroncare chi, non solo manifestava, ma si poneva domande e creava discussioni sempre più partecipate. Una mano tanto libera, da massacrare persone inermi e uccidere. Genova è stata forse la città che ha visto non solo l’uccisione di Carlo Giuliani durante il contro G 8, ma ha assistito alla peggiore repressione in un Paese democratico, di una manifestazione autorizzata e pacifica.
Ora tutti sono diventati un po’ “no global”, parlano da altro mondisti e affermano, con le loro facce di bronzo o peggio …, che loro l’avevano previsto. Come è triste per noi, che invece quelle “previsioni” le proponevamo e le gridavamo, ora dire “ve l’avevamo detto”; sarebbe da sbattere in faccia ai vetero liberisti convertiti di fresco all’altromondismo, le loro interviste, i loro saggi, le loro leggi che hanno assecondato la globalizzazione sfrenata dei mercati e non dei diritti e della solidarietà. Resta il rammarico, a chi di quel Movimento ha fatto parte, di non avere fatto tutto il possibile per mettere in guardia la gente, di essersi un po’ arreso di fronte ai manganelli e ai proiettili, di aver permesso una divisione in tanti rivoli che non hanno più fatto paura ai potenti.
Anche se è una magra consolazione rileggere ora il testo di Marcos, forse è uno dei modi per riprendere le fila del discorso, rimettersi insieme al di là delle differenze e ricominciare a lottare con una speranza in più, ammesso che non sia già troppo tardi! Ecco allora alcuni stralci di quel testo, che andrebbe certamente aggiornato alla realtà attuale, ma che conserva una sconvolgente e meravigliosa lucidità di fondo. Scrive il Subcomandante: «La globalizzazione moderna, il neoliberismo come sistema mondiale, deve essere intesa come una nuova guerra di conquista di territori.
La fine della III Guerra Mondiale, o “Guerra Fredda”, ha trascinato con sé una nuova cornice nelle relazioni internazionali, nella quale la lotta nuova per questi nuovi mercati e territori ha prodotto una nuova guerra mondiale, la IV. (…) Strana modernità, questa che avanza all’indietro, il crepuscolo del XX secolo assomiglia di più ai brutali secoli precedenti che al placido e razionale futuro di qualche romanzo di fantascienza. Nel mondo del Dopoguerra Fredda vasti territori, ricchezze e, soprattutto, forza lavoro qualificata, aspettavano un nuovo padrone…
Se la Terza Guerra Mondiale è stata tra il capitalismo e il socialismo, con scenari alterni e differenti gradi di intensità, la IV Guerra Mondiale si fa ora tra i grandi centri finanziari, con scenari totali e con una intensità acuta e costante.
Il re supremo del capitale, la finanza, ha cominciato allora a sviluppare la sua strategia bellica, nel nuovo mondo, e su ciò che restava in piedi del vecchio. Attraverso la rivoluzione tecnologica, imposta al mondo intero per mezzo di un computer, a loro arbìtrio, i mercati finanziari hanno imposto le loro leggi e i loro precetti a tutto il pianeta. La “mondializzazione” della nuova guerra non è altro che la mondializzazione delle logiche dei mercati finanziari (…)
Negli ultimi tempi della “Guerra Fredda”, il capitalismo aveva creato un nuovo orrore bellico: la bomba a neutroni. La “virtù″ di quest’arma è che distrugge solo la vita e risparmia gli edifici e le cose. Eppure, una nuova “meraviglia” bellica sarebbe stata scoperta, all’inizio della IV Guerra Mondiale: la bomba finanziaria. (…) Una guerra dunque, una guerra mondiale, la IV. La peggiore e più crudele, quella che il neoliberismo conduce ovunque e con tutti i mezzi contro l’umanità».
Marcos conclude la sua pre-visione del mondo, colpito da “bombe economiche e finanziarie”, con sette tessere «da comporre tra loro per ricostruire il rompicapo mondiale. La prima è la doppia accumulazione, di ricchezze e povertà, ai due poli della società mondiale. L’altra è lo sfruttamento totale della totalità del mondo. La terza è l’incubo di una parte errante dell’umanità. La quarta è la nauseabonda relazione tra crimine e Potere. La quinta è la violenza dello Stato. La sesta è il mistero della megapolitica». E approfondisce ogni tessera con un ragionamento semplice e chiaro.
«La settima tessera è la multiforme sacca di resistenza dell’umanità contro il neoliberismo. Per cominciare, ti supplico di non confondere la Resistenza con l’opposizione politica. L’opposizione non si oppone al potere ma a un governo, e la sua forma riuscita e compiuta è quella di un partito di opposizione; mentre la Resistenza, per definizione [ora sì!], non può essere un partito, non è fatta per governare a sua volta, ma per… resistere.
L’apparente infallibilità della globalizzazione si scontra con la caparbia disobbedienza della realtà. Nello stesso momento in cui il neoliberismo conduce la sua guerra mondiale, in tutto il pianeta si vanno formando gruppi di non conformisti, nuclei di ribelli. L’impero delle borse finanziarie si trova di fronte la ribellione di sacche di resistenza. Sì, sacche. Di ogni grandezza, di differenti colori, delle forme più differenti. Ciò che le rende simili è la resistenza al “nuovo ordine mondiale” e al crimine contro l’umanità che la guerra neoliberista commette. Nel cercare di imporre il suo modello economico, sociale e culturale, il neoliberismo pretende di soggiogare milioni di esseri umani, e di disfarsi di tutti quelli che non trovano posto nella nuova organizzazione del mondo. Però accade che questi “prescindibili” si ribellino e resistano contro il potere che vuole eliminarli. Donne, bambini, anziani, giovani, indigeni, ecologisti, omosessuali, lesbiche, sieropositivi, lavoratori e tutti quelli che non solo “esuberano”, ma che per di più “disturbano” l’ordine e il progresso mondiale, si ribellano, si organizzano e lottano. Sapendosi uguali e differenti, gli esclusi della “modernità” cominciano a tessere le resistenze contro il processo di distruzione/spopolamento e ricostruzione/riordino che avanza come una guerra mondiale, il neoliberismo. (…) Ci sono, senza dubbi, molte più tessere del rompicapo neoliberista. Per esempio i mezzi di comunicazione, la cultura, l’inquinamento, le epidemie. Qui abbiamo voluto mostrarvene sette. Queste sette perché vi rendiate conto di quanto è impossibile metterle insieme. E questo è il problema che la globalizzazione ha preteso di risolvere: le tessere non si incastrano. Per questo, e per altre ragioni che oltrepassano lo spazio di questo testo, è necessario fare un mondo nuovo. Un mondo che contenga molti mondi, che contenga tutti i mondi… ».
È da questa settima tessera che tutti noi del Movimento dovremmo ripartire.
don Vitaliano (www.lavocedellevoci.it)
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